Dentro la Forma Viaggio in tre generazioni – Palazzo del Bue

PALAZZO DEL BUE Via G.Marconi, 44 Rivarolo Mantovano (MN)

Dentro la Forma Viaggio in tre generazioni

Maggio 2019

DENTRO LA FORMA VIAGGIO IN TRE GENERAZIONI

  “Il progetto nasce dalla curiosa concomitanza di eventi dovuti alle consequenzialità della vita. Coinvolgono persone che nel tempo hanno avuto con me un legame umano, professionale, culturale e anche affettivo.

Questa esposizione è anche il proseguo di quella collaborazione nata tra l’Assessorato alla Cultura di Rivarolo Mantovano e la Galleria Civica di Arte Contemporanea di Viadana.

La Mostra diventa curiosa anche perché tra tre di loro oltre che il legame di amicizia esiste anche un legame di docenti ed allievi.

Si vuole evidenziare così quel passaggio di conoscenze e di cultura artistica che è inevitabile tra docente e discente, trasformato poi dalle personali rielaborazioni. Passaggio di testimone quindi dai più vecchi al più giovane.

Si scoprono tra le pieghe dei personali mondi espressivi, le contaminazioni che persistono perpetrate dalla radice di un alfabeto comune, dall’inevitabile travaso di conoscenze tramandato da generazione a generazione.

Linguaggi consequenziali, che si sono inevitabilmente interfacciati, hanno dato gli uni e hanno assorbito gli altri.

Carlo Santachiara a Giacomo Cossio non si sono mai conosciuti, ma inconsapevolmente sono collegati tra loro attraverso la trasmissione dei saperi di cui sono stato tramite:

Carlo Santachiara, Docente di Figura e Ornato Modellato presso il Liceo artistico di Bologna, dove io ho studiato, Giacomo Cossio, studente presso l’Istituto d’Arte Paolo Toschi di Parma, dove io, Paolo G. Conti, gli ho insegnato Discipline Plastiche ed Educazione Visiva.

Carlo, di cui ero amico, mi aveva spinto verso il mondo dell’arte. Io, credo di poterlo dire senza presunzione, ho spinto l’amico Giacomo.

Diverso è il rapporto che si è instaurato con Giuliano Pescaroli, è stato docente di storia dell’arte nei Licei Scientifici di Parma e dintorni, il rapporto con lui è più tardo nel tempo, con lui ho trovato molte sensibilità comuni e molte affinità culturali e molte consonanze stilistiche che hanno portato a curare scambi di idee e a coltivare una sincera amicizia, e ben ci stanno in sintonia le sue opere accanto alle altre, e completano una visione del fare artistico dell’azione e del gesto”.

Paolo Guglielmo Conti

“Quattro artisti Vi accompagneranno dentro le loro opere.

Uniti dal desiderio, dall’amore per l’arte e dalla necessità di esprimere la realtà elevandola ad una dimensione maieutica.
La trasmissione del sapere e la condivisione dei pensieri assumono un linguaggio stilizzato che riporta al primigenio della forma.

Anna Bottoli


Carlo Santachiara è nato a Reggiolo nel 1937, ha vissuto la maggior parte della sua vita a Bologna dove ha insegnato al Liceo Artistico Ornato e Figura Modellata. Un artista completo, che si è espresso con diversi linguaggi: come scultore funerario lavorando principalmente per la Certosa di Bologna dove si contano più di 40 sue opere. Opere mai scontate piene di pathos ed energia.

Come disegnatore abilissimo: Killing, Danze Macabre, Amore amore amore amore mio, Le donne sotto l’acqua, I cowboy, Il circo Magico, Il sonno della ragione genera mostri sono tutti cicli di opere grafiche che denunciano le brutture e le violenze del mondo.

Come fumettista: i suoi fumetti sono stati pubblicati al tempo anche su Linus ed Eureka, e sono raccolti nella pubblicazione Il caso limite e Il Sordello. Sordello è un omino solitario, nichilista, ironico, e disincantato. Un personaggio barbuto dalla parvenza chiaramente autobiografica, tracciato sulle strips con tratto immediato e veloce.

Ha espresso, attraverso un modellato anatomicamente perfetto, plastico e fortemente dinamico, una esternazione drammatica di forte sapore baroccheggiante.

Le sue grafiche sono esempi eccezionali di una capacità grafica notevolissima, tavole intrise di forza e di pathos, il suo disegnare è un disegnare la drammaticità, è disegnare la violenza contro l’umanità soverchiata dal dolore, tavole volte ad accusare le brutture del mondo, l’ingiustizia.


Giuliano Pescaroli è un artista nato nel 1938 e vissuto a Parma dove ha insegnato per lungo tempo disegno e storia dell’arte al liceo Scientifico.

La sua formazione classica lo ha reso un profondo conoscitore del mito. Del mito ne ha fatto pretesto e metafora per esprimere, in opere di pittura, la sua idea di umanità.

La sensualità dei corpi appena abbozzati tra verdi verzure in una “visione panica” o appisolati in caldi meriggi di “controra”, sono attimi che descrivono frammenti di vita vera idealizzati in arcadici miraggi. I drammi della “conflittualità permanente” rutilanti aggregazioni ritmiche di corpi in movimento. rimbalzano come echi in scene dantesche mischiate a personaggi appartenenti alla retorica del mito.

I dinamici tratti della Sua pittura esaltano la lotta perenne tra natura e ragione, meglio dire tra l’uomo-natura e l’uomo-ragione e tra uomo-umano e l’uomo-bestia.
Pescaroli è essenzialmente un disegnatore, si esprime con segni decisi su supporti di colore. Nelle sue opere vive il pathos degli antichi e la leggiadria delle figure rinascimentali in un movimento dinamico pieno di musicalità e ritmo, ottenuto con un fare pittorico moderno veloce e disinibito.

Avendo studiato la cultura classica ne è intriso, ne fa veicolo per formulare le stesse accuse contro le violenze, usando però la metafora del mito. Egli ha una figurazione pittorica più sintetica, strutturale, con tratti compositivamente equilibrati, e un segno veloce su altrettanto veloci interventi cromatici.


Paolo Guglielmo Conti nato a Budrio, in provincia di Bologna, il 9 febbraio del 1952, non è figlio d’arte. A Bologna ha compiuto gli studi superiori: Liceo Artistico, dove il suo insegnante di Discipline Plastiche era Carlo Santachiara, e in seguito l’Accademia di Belle Arti nel corso di Scultura, sotto la guida di Quinto Germandi.

Ha insegnato Discipline Plastiche, Ornato e Figura Modellata ed Educazione Visiva, nei Licei Artistici: a Lovere, Verona e in fine a Parma (dove ha avuto come allievo Giacomo Cossio).

Attualmente continua la professione di artista: scultore, pittore, disegnatore, mail-artista, body-artista e performer, scrittore. Attività che si alternano agli impegni di Curatore di mostre ed eventi, principalmente svolti nella Galleria Civica di Viadana di cui attualmente è Direttore.

Dottore in Patafisica e scienze affini vive e lavora a Viadana di Mantova. Sue opere fanno parte di numerose collezioni private e di musei pubblici tra cui il Museo di Arte Moderna di Gibellina, il Museo di Arte Moderna di Gallarate, Centro Arte Contemporanea di Cavalese, Museo Albergo Atelier sul Mare stanza 309 Castel di Tusa Me.

Il suo processo artistico legato all’inizio figurazione si è evoluto spostandosi durante gli anni verso una sintesi metaforica e una traduzione della realtà sempre più astratta ed emblematica, nelle opere sono presenti molti riferimenti al mondo degli archetipi e dell’alchimia, oltre a riflessioni antropomorfiche e ad astrazioni armoniche e ritmiche legate al colore e al gesto pittorico o scultoreo.


Giacomo Cossio nasce a Parma nel 1974; si laurea in architettura all’università di Ferrara. Dagli anni ’90 prende parte a diverse esposizioni in spazi pubblici e privati. Attualmente vive e lavora a Parma.

“Le opere che Giacomo realizza sono metafora e denuncia della violenza psicologica e fisica che la nostra civiltà fa nei confronti degli uomini e della natura. Dipingendo con smalti di colore violento e innaturale piante vere, non compie un atto vandalico, ma compie un’azione ben più tragica: si fa carnefice per denunciare la violenza che quotidianamente operiamo sulla natura. Le piante oppongono resistenza e dimostrano con il rinverdire di nuove foglie la loro forza. Pronostico per il futuro: quando l’uomo si auto-estinguerà la natura e la vita si riapproprieranno della Terra”.

Ora sono gli interventi sulle piante a coinvolgerlo e a coinvolgere il pubblico in questa operazione surreale, terribilmente artificiosa e distruttiva: “Mi interessa la natura quando è costretta, dall’uomo e dalle sue esigenze sociali, a essere decoro o riempitivo o addirittura surrogato e/o feticcio” -scrive in un testo esplicativo-.  Nascono così le sue performance-istallazioni: CONTRO NATURA, piante verniciate di colori a smalto lucido, verde acido, fucsia, giallo cromo, che col tempo (… giorni, mesi?!) muoiono. Le sopravvissute invece continuano incredibilmente a vivere germogliando e fiorendo a dispetto dell’uomo.

                 Anna Bottoli, Curatrice